Dove stanno i dati
Tutto sul computer di chi lo usa, e si può verificare
Una promessa sulla riservatezza vale quanto la prova che la accompagna. Qui c’è che cosa il programma fa e non fa con la rete, come chiunque può controllarlo per conto proprio, e come si colloca il tutto dentro il Regolamento europeo.
La rete
Il programma non ha bisogno di internet
Non ne ha bisogno per funzionare, né per caricare il modello, che sta sul disco insieme al programma, e nemmeno per la licenza, che viene controllata in locale. I testi, i dizionari di ripristino e i termini imparati non lasciano mai la macchina; il programma non contiene telemetria e non scrive nulla fuori dalla propria cartella.
La verifica è alla portata di chiunque, e non richiede competenze tecniche: si scollega la rete e si usa il programma dall’inizio alla fine, copertura e ripristino compresi, licenza compresa. Il funzionamento resta identico. È il controllo che vale più di qualunque dichiarazione, compresa questa, e conviene farlo il primo giorno.
Una precisazione che riguarda Windows, e che è giusto fare. Chi osserva il traffico di rete di un computer Windows vede partire alcuni collegamenti verso Microsoft: li apre WebView2, il componente di Windows che disegna la finestra del programma, per la propria configurazione e i propri aggiornamenti. Non trasportano i testi lavorati, che restano dove sono, e il programma spegne le funzioni che Microsoft lascia spegnere. La scheda per il responsabile della protezione dei dati li descrive per esteso, uno per uno.
Il Regolamento
Che cosa significa per l’ente che lo adotta
Verso l’esterno il programma opera una pseudonimizzazione ai sensi dell’articolo 4, numero 5, del Regolamento (UE) 2016/679, con la chiave di ricostruzione che non lascia mai la postazione. Attua i principi di minimizzazione e di protezione fin dalla progettazione, previsti dagli articoli 5 e 25, e può essere censito fra le misure tecniche dell’articolo 32.
Da qui discende la conseguenza che interessa chi dirige: il fornitore non riceve, non vede e non tratta alcun dato dei testi lavorati. Non serve quindi alcuna nomina a responsabile del trattamento ai sensi dell’articolo 28, e la titolarità resta interamente all’ente, senza che si aggiunga un soggetto esterno alla catena delle responsabilità.
La scheda per il responsabile della protezione dei dati raccoglie tutto questo in forma tecnica, con l’elenco dei dati che restano sulla postazione, quelli che non esistono affatto e i collegamenti di sistema descritti sopra. È il documento da consegnare a chi deve dare un parere.
La verifica
Come si verifica il file scaricato
Ogni pacchetto ha un’impronta digitale SHA-256, che è una sigla lunga calcolata sul contenuto del file: se quella del file scaricato coincide con quella pubblicata, il file è esattamente quello costruito dall’autore e nessuno lo ha toccato per strada. Ogni pacchetto viene inoltre esaminato da una sessantina di programmi antivirus prima della pubblicazione.
I pacchetti sono verificati anche prima di arrivare. Su Windows il programma si installa dal Microsoft Store, che verifica il pacchetto e lo firma prima di distribuirlo; il pacchetto per Mac porta il certificato di sviluppatore dell’autore ed è notarizzato da Apple, che lo esamina prima della distribuzione.
Le impronte compaiono qui con la prima versione in distribuzione, prevista per il 15 ottobre 2026, insieme alla data di costruzione, e cambiano a ogni rilascio. Con i pacchetti si pubblica anche la guida «Come verificare il file ricevuto», che spiega passo per passo come si calcola l’impronta sui due sistemi.